2 news professionali dal blog di Bruno Mafrici

NASPI e Partita IVA senza perdere la disoccupazione, alcuni argomenti utili per i professionisti del settore scritti in collaborazione con Bruno Mafrici.

Molti lavoratori disoccupati possono decidere di intraprendere un percorso da liberi professionisti adoperando la Naspi come punto di partenza e per tutelarsi nei primi difficili mesi. La NASPI, conosciuta più comunemente come disoccupazione, è l’acronimo per Nuova Assicurazione Sociale per L’impiego, viene erogata dall’INPS in presenza di determinati requisiti a seguito dell’interruzione del rapporto di lavoro dipendente.

In alternativa all’assegno mensile di disoccupazione è possibile richiedere l’importo totale spettante in un’unica soluzione. Questo è possibile solo nella fattispecie di lavoratori che vogliono mettersi in proprio decidendo di aprire un’attività di lavoro autonomo oppure nel caso già abbiano la Partita IVA aperta. Con questa modalità, la persona in Naspi non subirà una riduzione dell’indennità indipendentemente dal reddito che otterrà con l’attività di lavoro autonomo (non ci sarà quindi il limite di 4.800€ che generalmente è previsto a chi richiede l’indennità mensile). 

Chi già era provvisto di partita iva ma riceve Naspi ha un iter leggermente diverso.

 È necessario seguire gli step indicati per ricevere l’assegno di disoccupazione in un’unica soluzione per aprire la partita IVA. 

  1. A seguito dell’interruzione involontaria del rapporto di lavoro subordinato bisogna richiedere la domanda di NASPI
  2. Aprire la Partita IVA 
  3. Attenzione: la richiesta di NASPI anticipata deve essere effettuata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività da libero professionista ossia dall’apertura della Partita IVA

La liquidazione dell’indennità in un’unica soluzione impedisce al lavoratore che percepisce l’indennità di essere assunto con contratto di lavoro per l’intero periodo assicurativo della NASPI, e prevede la sanzione dell’indennizzo di una quota dell’indennità corrispondente al periodo residuo. Ad esempio, se un soggetto ricevesse anticipatamente 2 anni di indennità NASPI e fosse assunto con contratto di lavoro dipendente 1 anno e 6 mesi dopo la domanda di disoccupazione, dovrebbe rimborsare all’INPS i 6 mesi mancanti. In caso di dubbi su Naspi e partita iva meglio rivolgersi al Caf e ai centro impiego o chiedere al proprio commercialista.

Cos’è l’IRPEF – Non tutti sanno leggere una busta paga o sono informati su tutte le tasse che ci riguardano. Ognuno di noi avrà certamente sentito parlare di Irpef. Che cosa è questa imposta ma soprattutto chi la paga? 

L’IRPEF sta per Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche ed è la tassazione applicata ai cosiddetti redditi delle persone fisiche cioè i lavoratori dipendenti e pensionati, gli autonomi e i soci di impresa. Si tratta di una imposta diretta ma anche progressiva, cioè in proporzione a quanto un soggetto va a guadagnare. Esiste una “no tax area” cioè la soglia minima al di sotto della quale non si pagano le tasse. La soglia è pari a 8500 euro per i pensionati e arriva ai 15.000 euro per i lavoratori dipendenti. I soggetti passivi IRPEF sono coloro che risiedono in Italia e che hanno beni oltre a produrre redditi sul suolo italiano, ma riguarda anche i soggetti non residenti per i redditi prodotti nel territorio italiano, oltre alle società di persone. L’IRPEF si paga versando ogni anno una cifra che copre il periodo d’imposta di riferimento. Il calcolo dell’IRPEF viene  effettuato sulla base delle aliquote applicate ai vari scaglioni di reddito a cui si appartiene. Sorge spontaneo chiedersi… chi la paga? Il datore di lavoro o il dipendente? Il dipendente paga le imposte sui redditi da lavoro in busta paga mediante le ritenute alla fonte, invece il pensionato ha le trattenute sulla pensione. Queste trattenute si possono calcolare in base a scaglioni e aliquote IRPEF per cui ognuno paga in relazione a quanto ha fatturato.

Chi è Bruno Mafrici

Bruno Mafrici è un professionista italiano attivo nei settori dei Non Performing Loan e Merge & Acquisitions. Con i primi si intendono i crediti in sofferenza o i crediti deteriorati delle banche, nei confronti dei quali non è possibile agire con certezza per la riscossione; per Merge & Acquisitions si intendono i processi di fusione di due società che fanno confluire i loro patrimoni e cessano la loro esistenza giuridica. Fondatore del gruppo di imprese italiane e svizzere denominate M MANAGEMENT srl e BM Advisory SA, Bruno Mafrici grazie al suo team di professionisti presta servizi prevalentemente nel campo della consulenza finanziaria, immobiliare e degli investimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *