Grande Distribuzione: differenza tra GDO e GDS

Qual è la differenza tra la GDO e GDS? Innanzitutto occorre chiarire di cosa si parla, dal momento che questo è un argomento nel quale – forse senza saperlo, ci ricorda Raoul Cetorelli – ci troviamo tutti coinvolti. La GDO rappresenta quell’insieme di punti vendita che sono gestiti a ‘libero servizio’ e che sono controllati da un gruppo o un’organizzazione che raggruppa diverse insegne commerciali. Organizzati su grandi superfici, i gruppi commerciali aderenti alla Grande Distribuzione Organizzativa, sanno che possono contare su una filiera produttiva affidabile e costante, in grado quindi di soddisfare al meglio le esigenze del consumatore finale. Per chiarirsi meglio le idee, ecco un breve schema di come vengono suddivisi gli esercizi commerciali ai fini della GDO, offerta da Raoul Cetorelli: si parla di quattro tipologie in particolare, che tengono conto di diversi fattori tra cui la dimensione del supermercato (quindi i metri quadri sui quali si estende), l’ampiezza (cioè il numero di prodotti che può contenere), e la profondità (cioè il numero di referenze per ogni prodotto). In base a questo tipo di classificazione, si possono distinguere ed individuare:
– Supermercati (esercizi commerciali che offrono una superficie di vendita superiore ai 400 mq)
– Ipermercati (quegli esercizi commerciali che si estendono su una superficie di vendita superiore ai 2500 mq)
– Discount (esercizi commerciali che offrono una superficie di vendita che va dai 200 ai 1000mq, ma al tempo stesso possono contenere una limitata gamma di prodotti)
– Libero servizio (con una superficie di vendita che si estende tra i 200 e i 400 mq)
La Grande Distribuzione Organizzata quindi, rappresenta il più moderno sistema di distribuzione di prodotti attualmente esistente, in cui la concorrenza si basa fondamentalmente su una riduzione dei costi logistici e una serie di altri fattori che hanno come effetto quello di mantenere i costi abbastanza bassi. La GDS invece, è la Grande Distribuzione Specializzata e include un gran numero di punti vendita che si associano sotto un’unica insegna. A differenza della GDO, la GDS ha la particolarità di raggruppare negozi che sono specializzati in un unico settore merceologico, come ad esempio il fai da te, i prodotti cosmetici, l’elettronica, i prodotti biologici ecc. Per chiarire meglio, della GDS fanno parte marchi come Mediaworld, Bricofer e Unieuro. Mentre invece alla GDO appartengono aziende come Lidl, Esselunga ed Eurospin (operanti nella Grande Distribuzione Italiana). Anche nel caso della GDS, sono diversi i fattori che concorrono al mantenimento di prezzi accessibili al cliente finale (competenza organizzativa, logistica ben pianificata, professionalità, alto valore dei prodotti, ecc.). 

Dario Sannino su studi da provider globale farmaceutico

Riceviamo e pubblichiamo dal blog di Dario Sannino questa notizia sugli studi Iqvia (Dario Sannino blog). Quali sono le abitudini di noi italiani quando dobbiamo scegliere come curare il nostro benessere? Quali sono i tipi di farmaci che solitamente scegliamo di acquistare in farmacia? Ci ricorda Dario Sannino che la fotografia arriva dai recentissimi studi sull’argomento effettuati da Iqvia, il provider globale in ambito sanitario e farmaceutico. Secondo uno studio che si focalizza in particolare sul mercato totale dei prodotti venduti nelle farmacie italiane, Iqvia dichiara che gli italiani nel 2019 hanno acquistato prodotti in farmacia per un fatturato totale pari a 24,2 miliardi. Questo dato però è in lieve calo rispetto quello riferito all’anno precedente (cioè il 2018), quantificato in un – 0,7%. Ma andando a guardare più nel dettaglio, il provider si concentra nel mettere a nudo tutte quelle che sono le nostre abitudini in fatto di acquisti in farmacia. Andando quindi a scorporare i dati totali e suddividerli per sezioni, si nota come gli acquisti di medicine da prescrizione (denominato ‘comparto etico’), mantenga ancora una buona percentuale di acquisto, quantificata in 58,6% dei prodotti venduti. Nel 2019 però, tali acquisti vedono una flessione dll’1,3%, con una perdita totale del fatturato pari a circa 180 milioni di euro. Ma quindi da cosa è rappresentata la crescita del mercato dei prodotti acquistabili in farmacia? A far segnare una flessione positiva, sottolinea Dario Sannino, sono invece i prodotti inscrivibili all’interno del cosiddetto ‘reparto commerciale’, cioè gli integratori e i prodotti per la cura della persona. Nel 2019 abbiamo acquistato cosmetici e creme in farmacia più dell’anno precedente. La ragione, come osservato dagli esperti Iqvia, è riconducibile ad un crescente bisogno di qualità da parte dei clienti, che oltre all’acquisto di prodotti di alta fascia per la cura della persona, cercano anche il consiglio di esperti spesso reperibili proprio all’interno di farmacie di fiducia. A segnare un calo invece, sono anche il mercato dei prodotti per la nutrizione – come ad esempio gli alimenti per celiaci o il latte in polvere – e i prodotti parafarmaceutici – ad esempio termometri, siringhe, ecc. -. In particolare, vedi Dario Sannino, i prodotti per celiaci venduti in farmacia devono fare i conti con la concorrenza della grande distribuzione che avanza inesorabile (nei supermercati forniti, i prodotti per celiaci sono solitamente reperibili a costi più bassi rispetto quelli proposti dalle farmacie). Infine, un altro dato positivo viene registrato da Iqvia: in Italia, a differenza di ciò che sta accadendo in molto altri paesi – come la Germania o l’Inghilterra ad esempio – aprono sempre più punti vendita, scrive Dario Sannino nel suo blog. Solo nell’ultimo anno sono nate circa 300 nuove farmacie, il cui fatturato va naturalmente ad impattare positivamente sulla redditività totale di questo settore.